L’olivo è l’albero del Mediterraneo, e come bonsai ne conserva tutto: la corteccia chiara che si solca con l’età, le foglie piccole e coriacee, un tronco che a trent’anni sembra averne cento. È anche una delle specie più vendute come “bonsai” in Italia, e una delle più maltrattate: finisce in salotto, viene annaffiato ogni giorno e muore in silenzio, spesso ancora verde.
Questa guida è scritta dal vivaio. Parla di come tenere vivo e sano un bonsai di olivo o di olivastro, di quando e come potarlo, di cosa fargli passare d’inverno, e di una cosa che nelle schede di coltivazione di solito manca: come si corregge il nebari di un olivo vecchio, con l’esempio di un olivastro di trent’anni che Luca ha rinvasato nel febbraio 2026.
Il bonsai di olivo in sintesi
- Specie
- Olea europaea; per il bonsai quasi sempre la forma selvatica, l’olivastro (var. sylvestris)
- Tipo
- Latifoglia sempreverde da esterno, mediterranea
- Luce
- Pieno sole, tutto l’anno
- Acqua
- Lascia asciugare lo strato superficiale tra un’annaffiatura e l’altra; mai zuppo
- Inverno
- Fuori, al riparo dalle gelate forti: sopra i −5 °C circa, mai in una stanza riscaldata
- Ideale per
- Chi ha un balcone o un terrazzo al sole · chi vuole un albero che sembra vecchio presto
L’olivo è il bonsai giusto per te?
Sì, se vive all’aperto e al sole. È la prima domanda da farsi, prima del prezzo e prima della forma. L’olivo vuole luce diretta per molte ore al giorno e aria che circola; su un davanzale interno si allunga, perde le foglie vecchie senza farne di nuove e in un paio d’anni è finito. Un balcone esposto a sud, un terrazzo o un angolo di giardino sono il posto giusto, dal nord Italia in giù senza problemi e, con un riparo invernale, anche oltre le Alpi.
In cambio è uno degli alberi più robusti del bonsai: sopporta il caldo, una terra meno che perfetta, un’annaffiatura saltata, i tagli forti. Rigetta dal legno vecchio, quindi un ramo sbagliato si può togliere e ricostruire. E invecchia bene: la corteccia si solca e si torce da sola, senza che tu debba fare nulla. Se invece cerchi un albero per l’interno, scegli una specie che ci possa vivere; l’olivo non è tra quelle.
Olivo o olivastro: che differenza c’è?
Sono la stessa specie, Olea europaea. L’olivo coltivato (var. europaea) è la pianta degli uliveti: selezionata per le olive, con foglie più grandi e internodi più lunghi. L’olivastro (var. sylvestris) è la forma selvatica: cresce nella macchia, spesso brucato dalle capre e piegato dal vento, e ha foglie più piccole, rami più fitti, una corteccia che si torce prima. Per il bonsai è quasi sempre l’olivastro a vincere: le foglie piccole stanno in proporzione con un albero di trenta centimetri, e la ramificazione fine si costruisce in meno anni. Gli olivi coltivati si usano comunque, soprattutto per gli alberi grandi: con la potatura le foglie si riducono, ma non arrivano alla finezza di un olivastro.
Un chiarimento sui grandi olivi “bonsai” venduti nei vivai in mastello, alti un metro e più e con la chioma tosata a palla: sono olivi da giardino formati a somiglianza di un bonsai. Piante bellissime, ma un’altra cosa, con un’altra cura e un altro prezzo. Qui parliamo di alberi in vaso da bonsai, da venti a sessanta centimetri.
La cura del bonsai di olivo: l’essenziale
La cura dell’olivo ruota attorno a due cose: sole e drenaggio. Quasi tutti i problemi che vediamo sugli olivi dei clienti vengono da una delle due che manca.
Posizione e luce
Pieno sole, da marzo a ottobre senza eccezioni. Nelle settimane più calde dell’estate un olivo in un vaso piccolo apprezza un po’ d’ombra nelle ore centrali, non per le foglie ma per le radici, che in un vaso scuro al sole di luglio raggiungono temperature alte. L’aria conta quanto la luce: un angolo chiuso contro un muro, senza ricambio, favorisce la cocciniglia.
Acqua
Bagna a fondo quando lo strato superficiale del substrato comincia ad asciugare, e poi aspetta. L’olivo tollera molto meglio una breve siccità che un vaso sempre bagnato: le radici in acqua stagnante marciscono e la pianta risponde perdendo foglie, che è l’opposto di quello che pensa chi la vede soffrire e annaffia di più. In estate, in pieno sole, può voler dire tutti i giorni; in inverno, al riparo, anche una volta ogni due settimane.
Substrato
Molto drenante. Pomice e lava funzionano bene, con una parte di akadama se vuoi trattenere un po’ più di acqua. L’olivo non è esigente sul substrato e sopporta anche terreni piuttosto alcalini; quello che non sopporta è l’argilla compatta che si trova in tanti vasi da vivaio.
Dal vivaio «Gli olivi non hanno bisogno di un terriccio particolarmente ricercato: sono piante mediterranee e sopportano bene anche terreni piuttosto alcalini. Quello dell’olivastro che ho rinvasato era argilla e ghiaia, un substrato poco aerato, eppure le radici fini c’erano. Su un albero già avanzato aggiungo molta pomice, zeolite e un po’ di akadama, con pochissima torba: non voglio cacciate vigorose, voglio radici che respirano.» — Luca
Concimazione
Dalla primavera all’inizio dell’autunno, con un concime organico a lenta cessione o un liquido bilanciato ogni due settimane. Su un albero in costruzione si concima di più per far crescere; su un albero maturo, che va solo rifinito, si riduce l’azoto, perché i getti troppo vigorosi allungano gli internodi e ingrandiscono le foglie.
Inverno
L’olivo è un albero mediterraneo e in vaso non ha la protezione della terra attorno alle radici. Fino a qualche grado sotto zero sta bene; le gelate forti e prolungate, sotto i −5 °C circa, danneggiano prima le radici e poi i rami. Il posto giusto d’inverno è freddo ma riparato: una serra fredda, un garage con una finestra, un vano scale non riscaldato. Non il soggiorno. L’olivo ha bisogno del riposo invernale, e il caldo secco di una casa a venti gradi in gennaio gli fa più male di una notte a −3.
Rinvaso
Ogni due o tre anni, a fine primavera, quando le notti sono ormai calde e la pianta è in piena attività: l’olivo cicatrizza e rifà radici con il caldo, non con il freddo di febbraio come le latifoglie caducifoglie. Si usa un vaso basso e largo, che spinge le radici in orizzontale, e dopo un lavoro forte sulle radici si tiene la pianta riparata dal vento e dal sole diretto finché non riparte.
Nel video più sotto il rinvaso è di febbraio, con il caldo che tornava. Dopo il lavoro l’albero è rimasto in un sacco di plastica fino ad aprile-maggio, aperto un po’ alla volta mano a mano che i getti si allungavano, e poi di nuovo in pieno sole, come è naturale per un olivo.
Potare un bonsai di olivo: al primo paio di foglie
L’olivo si costruisce con le forbici, non con il filo. I rami lignificano in fretta e il legno diventa rigido e fragile: il filo serve solo sui getti dell’anno, e anche lì si toglie presto perché segna la corteccia. Tutto il resto, la direzione dei rami, la densità della chioma, le foglie piccole, viene dalla potatura.
La regola che usiamo in vivaio è una sola e vale per tutta la stagione di crescita: quando un getto nuovo ha fatto quattro, sei paia di foglie, lo si taglia al primo paio. Da quel paio ripartono due getti, che a loro volta si tagliano al primo paio. È così che la ramificazione fine si costruisce, stagione dopo stagione, e che le foglie restano piccole. Su un albero già impostato non si lascia correre niente; su un albero che deve ancora ingrossare il tronco si lascia crescere libero un getto di sacrificio e si tagliano gli altri.
La potatura strutturale, cioè togliere rami interi o accorciare forte il tronco, si fa in primavera, quando la pianta ha la forza di rispondere. L’olivo rigetta dal legno vecchio con generosità: un moncone tagliato a marzo in estate è coperto di getti, e tra quelli si sceglie. È anche il motivo per cui i grandi olivastri raccolti in natura si possono ridurre a un tronco nudo e ricostruire da zero.
Sull’olivastro di trent’anni che vedi in questa guida i getti si tagliano al primo paio di foglie per tutta l’estate e nessuno viene lasciato correre: l’albero è maturo e deve solo rifinire la chioma, non ingrossare.

Il nebari dell’olivo: il gradino, e come si corregge
Ecco la parte che le schede di cura saltano. Molti olivi vecchi, soprattutto quelli comprati già formati, hanno alla base un difetto che si vede subito una volta che lo conosci: un gradino. La base del tronco è larga e conica, ma sotto di essa partono radici lunghe e grosse che scendono in verticale, perché la pianta è stata piantata troppo in alto e per troppo tempo. Il risultato è un tronco che sembra appoggiato su un piedistallo invece che radicato nel terreno.
Si corregge, ma con pazienza. Al rinvaso si tolgono le radici verticali più grosse e si accorciano le altre, tenendo tutte le radici fini che partono in alto, vicino alla base. Poi si fa il contrario di quello che verrebbe spontaneo: si interra il nebari di qualche centimetro, con un anello di sfagno aderente ai monconi delle radici tagliate, perché è lì, a quell’altezza, che vogliamo che l’albero rifaccia radici. Per una stagione il nebari non si vede. Quando le radici nuove ci sono, si scopre di nuovo la base e si tolgono le ultime radici basse, in sicurezza.
Dal vivaio «Ha una base molto bella, conica, ma è stato piantato troppo a lungo troppo in alto e ha fatto radici che non sono eleganti. Dobbiamo togliere le radici verticali e far continuare la radicazione in modo radiale. Prima di avere qualcosa di bello da mostrare, il nebari andrà un po’ nascosto. Sacrifichiamo l’estetica per quest’anno sperando di goderne negli anni futuri.» — Luca, durante il rinvaso dell’olivastro
Il lavoro completo, radice per radice, è nel nostro post sul rinvaso dell’olivastro, con il video:
Un dettaglio che aiuta: dopo quel rinvaso l’albero è andato in un vaso in tessuto, non in un vaso da bonsai. Il tessuto fa respirare le radici e le ferma al bordo, invece di lasciarle girare, e lavora nella stessa direzione dello sfagno: radici fini, vicino alla base. Il vaso da bonsai arriva dopo, quando il nebari è pronto per essere mostrato.
Perché il bonsai di olivo perde le foglie?
È la domanda che riceviamo più spesso, e nella maggior parte dei casi la risposta è la stanza in cui vive. Un olivo portato in casa per l’inverno perde le foglie nel giro di settimane: poca luce, aria secca, radici calde quando dovrebbero riposare. Riportalo fuori, in un posto freddo e luminoso, e in primavera rigetta.
Le altre cause, in ordine: troppa acqua, con il substrato che non asciuga mai e le radici che marciscono; un trasloco brusco da un ambiente all’altro, per esempio da una serra umida al sole pieno di maggio; e il normale ricambio. L’olivo è sempreverde, ma le foglie non sono eterne: in primavera, mentre spuntano i getti nuovi, una parte delle foglie vecchie ingiallisce e cade. Se cadono quelle vecchie e i getti sono sani, va tutto bene.
Un olivastro in formazione, dal vivaio
L’olivastro di questa guida è in vendita. Ha circa trent’anni, gli ultimi quindici in vaso, tre tronchi da una base sola e la corteccia chiara e solcata di un vecchio olivo selvatico. Luca l’ha comprato nell’estate 2024 dalla famiglia del coltivatore che lo aveva allevato, l’ha ridotto molto e ha costruito la ramificazione vicino al tronco; il rinvaso del febbraio 2026 è quello del video. È un albero maturo: quello che gli serve ora è rifinitura, non costruzione.

Bonsai di olivastro (Olea europaea sylvestris), multitronco, circa 30 anni
465 €spedizione inclusa
DisponibileSe invece vuoi partire da qualcosa di più piccolo, tra gli alberi in formazione del vivaio trovi altre specie da esterno, dagli 85 euro.
Comprare un bonsai di olivo: cosa guardare
Un olivo non si compra per l’altezza. Si compra per la base e per le foglie. Guarda prima di tutto il punto in cui il tronco entra nel substrato: deve allargarsi, con radici che partono in superficie in più direzioni, e non restringersi a collo di bottiglia né mostrare il gradino di cui sopra. Poi guarda le foglie: piccole e fitte vuol dire olivastro o una pianta lavorata a lungo; grandi e rade vuol dire olivo coltivato o una pianta lasciata correre, che richiederà anni di tagli.
Guarda infine il vaso. Un olivo venduto in terra compatta e scura, con il substrato che non asciuga mai, ha radici in sofferenza anche se la chioma è verde: metti in conto un rinvaso alla prima stagione utile. E diffida di qualsiasi olivo presentato come “bonsai da interno”: è la stessa pianta, con una cura che la ucciderà.
Sul prezzo: paghi anni, non centimetri. Una piantina di olivastro di due o tre anni costa poche decine di euro ed è un progetto di dieci anni; un albero con una base già formata, la corteccia matura e la ramificazione impostata costa centinaia di euro, perché quelle cose non si comprano in un vivaio normale e non si accelerano. Tra i due c’è tutto il lavoro che qualcuno ha fatto al posto tuo.
Domande frequenti
Dove tenere un bonsai di olivo?
All’aperto, in pieno sole, da marzo a ottobre. D’inverno in un posto freddo ma riparato dalle gelate forti: una serra fredda, un garage con finestra, un vano scale non riscaldato. Mai in una stanza riscaldata.
Un bonsai di olivo può stare fuori d’inverno?
Sì, finché la temperatura non scende sotto i −5 °C circa per più notti di seguito. Sotto quella soglia le radici, che in vaso non hanno la protezione della terra, si danneggiano. Un riparo freddo e luminoso basta.
Si può tenere un bonsai di olivo in casa?
No. In casa manca la luce, l’aria è secca e le radici non riposano mai. L’olivo perde le foglie in poche settimane e nel giro di un paio d’anni muore, spesso restando verde fino all’ultimo. Un balcone al sole è tutto quello che gli serve.
Quando si pota un bonsai di olivo?
I getti nuovi si tagliano al primo paio di foglie per tutta la stagione di crescita, da maggio a settembre. La potatura strutturale, togliere rami interi o accorciare forte, si fa in primavera, quando l’albero ha la forza di rigettare dal legno vecchio.
Quando si rinvasa un bonsai di olivo?
Ogni due o tre anni, a fine primavera, con le notti ormai calde. L’olivo rifà radici con il caldo, non con il freddo. Dopo un lavoro forte sulle radici si tiene riparato dal vento e dal sole diretto finché non riparte.
Olivo o olivastro: quale scegliere per il bonsai?
L’olivastro, la forma selvatica. Ha foglie più piccole, rami più fitti e una corteccia che si torce prima: tutto quello che serve a un albero di trenta centimetri. L’olivo coltivato si usa, ma le foglie restano più grandi.
Un bonsai di olivo fa le olive?
Può fiorire e allegare qualche frutto, soprattutto se è un olivo coltivato adulto tenuto in pieno sole. Su un olivastro le olive sono piccole e rare, e in genere si tolgono: tolgono energia alla ramificazione che si sta costruendo.


